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Articolo: 411347
Autore: Carretta R.
Editore: Il Leone Verde
Formato: 14 x 21
Pagine: 76
Libro
La cucina delle fiabe
Il cibo incantato delle fiabe è un cibo estremamente semplice, semplice come le storie raccontate che si esauriscono nel puro piacere del narrare, al di qua, ormai, di ogni ulteriorità moraleggiante o mitologica.
Sono soprattutto frutti, prodotti della terra, dolci e torte, mangiare quotidiano legato al mondo contadino e ai suoi costumi. C’è però, tra sogno e superstizione, un fantasticare legato alla penuria e agli stenti della vita quotidiana che proietta nel mondo fatato aspettative e desideri imbandendo le tavole - e non solo - di ogni ben di dio, così come paure, sapori e simboli ancestrali giungono a popolare le cucine di streghe, orchi e folletti.
L’alimento magico per eccellenza è rappresentato da un frutto, la rossa seducente mela offerta dalla strega a Biancaneve ma, accanto ad esso, ne ricorrono molti altri che affatturano, guariscono, donano la fertilità. La mela stessa, tratta dal proprio giardino da una fata o da un mago e offerta in dono ad una regina, permette alla sovrana di più d’una fiaba di concepire il figlio tanto desiderato e a lungo atteso invano. Ecco come nascono Pomo e Scorzo nell’omonima fiaba veneziana: "Una volta c’erano marito e moglie, gran signori. Avrebbero voluto un figliolo, e non ne avevano. Un giorno quel signore era per via e incontra un Mago. “Signor Mago, mi insegni un po’, come posso fare ad avere un figlio?”. Il Mago gli dà una mela e dice: “La faccia mangiare a sua moglie e in capo a nove mesi le nascerà un bel bambino”. Il marito torna a casa con la mela e la dà a sua moglie. “Mangia questa mela e avremo un bel bambino: me l’ha detto un Mago”. La moglie tutta contenta chiamò la fantesca e le disse che le sbucciasse la mela. La fantesca gliela sbucciò e si tenne le scorze: e poi se le mangiò. Nacque un figlio alla padrona e lo stesso giorno nacque un figlio alla fantesca: quello della fantesca bianco e rosso come una buccia di mela, e quello della padrona bianco come una polpa di mela".
In una classifica dei frutti più appetiti la mela si vede contendere il primato da almeno due rivali, l’arancia e il melograno. In tutte e tre talvolta si nasconde addirittura una principessa. È ciò che avviene nella fiaba delle Tre Melarance e nelle sue molteplici varianti. Un giovane va alla ricerca di una fanciulla bianca come il latte e rossa come il sangue. Chiede ad una vecchia dove poterla trovare e questa gli dona tre arance con la raccomandazione di aprirle solamente in vicinanza dell’acqua. Quando il precetto viene rispettato, dinanzi allo stupefatto protagonista si para una splendida fanciulla che, ovviamente, dopo varie peripezie gli si concederà in moglie. La stessa funzione svolgono anche, in fiabe toscane e umbre, il cedro e la melangola, un tipo particolare di arancia amara. Per descrivere la bellezza e la purezza della futura principessa si fa sempre ricorso all’analogia con il rigoglio e l’appetitosità di un frutto maturo uniti al niveo candore del latte. Il desiderio di un’immacolata sensualità appare chiaro fin dall’inizio della fiaba, come ne L’amore delle tre melagrane: "Un figlio di re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue.” “Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi.”" La donna desiderata uscirà appunto dalla carnosa polpa di una melagrana, presso tutte le civiltà mediterranee simbolo di fecondità e dell’unione coniugale.
Ne La gatta Cenerentola di Giovan Battista Basile, dal suo Lo cunto de li cunti - fonte d’ispirazione di tutti i favolisti successivi -, ad uscire dall’interno di un frutto è una vera e propria fata. In questa, che è la prima versione scritta di Cenerentola, la protagonista chiede in dono al padre, a differenza delle vanitose sorellastre, non vestiti e gioielli ma ciò che la colomba delle fate deciderà di inviarle. Così il padre, durante un viaggio, si reca da lei che gli consegna le seguenti cose: un dattero, una zappa, un secchiello d’oro e una tovaglia di seta. Stupito di tali doni fa ritorno a casa. Appena Cenerentola ebbe i regali "piantò il dattero in un bel vaso, e mattino e sera lo zappettava, l’innaffiava, e con la tovaglia di seta l’asciugava; per la qual cosa cresciuta la pianta in quattro giorni quanto la statura di una donna, ne venne fuori una fata chiedendole: “Cosa desideri?”"...a cucina delle fiabe
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